Alla scoperta degli Champagnes Confidentiels

IMG_0563La fortuna di abitare a Bruxelles: passeggiando un sabato pomeriggio al centro scoprire una degustazione di Champagne, produttori presenti. Il posto è una vera e propria bomboniera: la Champagnoteque. Un buchetto di negozio, con bottiglie appese alle pareti, vecchi sedili dei cinema di una volta come poltrone, qualche barrique a far da tavolino e una botte un po’ piu’ grande con del ghiaccio per tenere in fresco le bottiglie aperte per gli assaggi. Lo spazio è veramente poco, ma l’intimità in questi casi aiuta a far gruppo. Scopriamo che i produttori invitati a presentare le loro creature fanno parte di un neonato circolo, Le Cercle des Créateurs de Champagnes Confidentiels. Si tratta di 9 piccoli produttori, accomunati da una produzione limitata di Champagne, vinificati o elevati in botti di rovere.

Abbiamo l’opportunità di assaggiarne quattro dei nove. Esperienza sublime. Il filo conduttore sono eleganza e finezza: ad ogni Champagne la sua nota distintiva.

sebastien-crucifixPartiamo con il Crucifix Cuvée Signature 2007 extra brut premier cru, 80% Chardonnay, 20% Pinot Noir. Viene prodotto con vino non filtrato, fermentato e invecchiato in barrique. Riposa per 7 anni sulle fecce prima della sboccatura. Il perlage ci indica subito che si tratta di un prodotto di gran qualità: le bollicine si sposano con la materia che le circonda. Complessità ed eleganza sgorgano dal bicchiere. In bocca un’incredibile combinazione di acidità e freschezza che si uniscono a note tostate di caffè. In bocca e’ pulitissimo, netto, sorprendentemente lungo. E’ un vino che si fa apprezzare già da solo, ma non disdegna accompagnamenti con pesce affumicato o carni bianche con salse cremose, come ci suggerisce Sebastian Crucifix, presidente del circolo.

Proseguiamo con lo Champagne Delhomme Brut Terroir, un Grand Cru prodotto con Pinot Meunier in purezza, vinificato in bianco. Ha una spuma intensa e persistente, abbondante, infinita. Naso con note fruttate più marcate del precedente mentre la tostatura si fa più delicata. Sullo sfondo si staglia la nota minerale con la crosta di pane. Il naso è delicato, delizioso, lo sorseggi e ritorna con una retrolfattiva che non ti aspetti e che gli dona una profondità che normalmente non caratterizza il Pinot Meunier.

Passiamo allo Champagne Benoît Diot Cuvée Subtil 2009, blanc de blancs Grand Cru prodotto con Chardonnay in purezza. Anche questo è un extra brut, dalla produzione veramente minima (circa 500 bottiglie l’anno). La fermentazione e l’invecchiamento avvengono in demi-fût, conferendo così al vino note più complesse al naso. Ha un perlage intenso e ricco, è signorile anche solo a guardarlo. Il naso è molto intrigante, con note fruttate più mature, una mineralità quasi salmastra e uno sbuffo citrino. In bocca perfetta corrispondenza, il sorso è avvolgente ed estremamente equilibrato, persistentemente lungo. Sicuramente il migliore tra gli assaggi.

champagne-villeseniereL’ultimo della serie è lo Champagne La Villeseniere Rosé de Saignée di Claude Michez, realizzato con il metodo della pigiatura con i piedi. Si tratta di un Extra Brut da 80% Pinot Noir e 20% Chardonnay. Il colore è marcato, data la macerazione combinata di entrambe le uve per 18 ore. La pigiatura con i piedi consente un’estrazione minore di tannini verdi che, assieme alla presenza dello Chardonnay, rendono questo rose’ molto piacevole all’assaggio.  Al naso è brillante, ci sono netti profumi di sottobosco (fragola, ciliegia, mirtillo) e del legno siamo in grado di tracciare sullo sfondo una lieve nota di liquirizia. Le bollicine massaggiano la lingua, è fresco, elegante, affatto scontato, non lunghissimo ma sicuramente in evoluzione durante l’assaggio. Non si ferma, evolve, e proprio per questo convince anche me, poco amante dei rose’.

Sto già programmando una visita a breve nella Champagne: a quanto pare i prezzi in cantina di queste bottiglie sono assolutamente competitivi confrontati con il costo al di fuori del territorio francese… avrete modo di leggerne in futuro!!!

Bruxelles, il 24 novembre 2014
Marta Di Iorio

 

 

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