Piacere di conoscerti, mi chiamo Montessu!

Vitigni autoctoni e vitigni internazionali: una diatriba senza fine. Per me ciò che conta è l’unicità di un vino, quello che riesce a trasmettermi…con quale uve sia fatto (e come) mi interessa solo in seconda battuta. Sorge spontaneo il parallelismo con i nuovi incontri: se durante una serata si chiacchiera amabilmente con uno sconosciuto/a senza nemmeno essersi presentati, che importa???

MontessuSpirito di unione e unicità li ritrovo in questo calice di rosso sardo. Non un vino “perfettino”. Ruffiano sì, ma non troppo, simpatico e affabile compagno di serata, si fa apprezzare per la sua piacevolezza, senza per questo apparire scontato e noioso. E’ luminoso e allegro già alla vista, col suo colore rosso rubino intenso. Il profumo è nettamente salino, sa di macchia mediterranea e ricorda la sua terra con note lontane di mirto, mischiate a frutti rossi. E’ affidabile, perché in bocca ritrovo quello che mi ha promesso al naso: sapidità importante, avvolgenza e persistenza con un tannino praticamente inesistente. Il finale appare leggermente amaro, la sua salinità si aggiunge alla speziatura. Sta bene se accompagnato a un pecorino sardo di media stagionatura per la sua morbidezza: ha dalla sua il genius loci e una persistenza comparabile, ma la piccantezza del formaggio non deve essere eccessiva.

Arriva il momento di approfondire la conoscenza. Si chiama Montessu, è del 2009, secondo nato di Agricola Punica, joint-venture tra la Sardegna di Santadi e i grandi che hanno reso noto al mondo il Sassicaia, Tachis e Incisa della Rocchetta. Affatto banale, ha un suo carattere preciso: il Carignano al 60% gli dona una nota indomita che il 40% di vitigni internazionali (Cabernet Franc, Cabernet Suavignon, Merlot e Syrah) non riescono a sopire. E va bene così! Si vede il sole, si sente il mare e il vento ricco di salsedine, tipico del sud-ovest della Sardegna, a cui il Carignano sa resistere e da cui trae la sua tipicità. Il genio di Tachis è stato in grado di esaltare quest’uva con tanti diversi esempi: il Turriga e il Terre Brune, ormai ampiamente conosciuti a livello internazionale, più recentemente il Barrua e ora anche con Montessu, forse più adatto a un pubblico meno esigente e più incline alla pronta beva.

 

IMAG0179Proprio due mesi fa Agricola Punica, nata nel 2002 (prima uscita del Barrua nel 2005, del Montessu nel 2007) è stata inserita tra le 100 Migliori cantine d’Italia secondo Wine Spectator, cavalcando la nuova moda statunitense, l’idea dell’anno secondo Tom Matthews, executive editor della rivistalogo_barrua_agricola_punica americana più influente in campo vinicolo, e cioè: “valorizzare anche le cantine più piccole delle regioni meno conosciute. Se i viticoltori rispettano le loro radici, scelgono vitigni autoctoni, lavorano in modo artigianale, i vini italiani troveranno consumatori entusiasti negli Stati Uniti”. Come a dire: ormai i vini li sappiamo fare anche noi, ma quello che ci manca è la cultura legata alla tradizione locale e questa andiamo cercando. Credo che il Montessu incarni perfettamente questa filosofia: l’utilizzo della barrique (per circa 15 mesi) e dei vitigni internazionali esalta e non appiattisce il gusto, dando una nuova veste ad un vitigno le cui radici risalgono addirittura ai Fenici, fondatori di Sulci nell’isola di Sant’Antioco: il modo giusto di rinnovare ciò che di buono il passato ci tramanda per aumentarne il pubblico e renderlo noto ai più.

Roma il 20 Maggio, 2014
Marta Di Iorio

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