il Pinot Nero 2012 della Cantina Tramin

Into the Wine Cantina Tramin TermenoAlmeno una volta nella vita abbiamo sentito dire che la passione per i vini è propria di chi ha una certa disponibilità economica, che per bere bene occorre spendere e che il Pinot nero è il vino delle grandi occasioni. Bè, c’è una bottiglia che in un sol colpo smentisce ognuna di queste affermazioni ed è il Pinot Nero Blauburgunder di Tramin.
Tramin è un’azienda cooperativa, la seconda per importanza dell’Alto Adige, nota primariamente per i suoi ottimi bianchi aromatici, quasi un obbligo citare il famosissimo Nussbaumer da uve Gewurztraminer, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.

fotoIl salto di qualità dell’azienda è avvenuto grazie all’enologo e direttore tecnico Willi Stürz, da 15 anni alla guida di Tramin, originatore della “strategia dell’eccellenza” il cui successo risiede nella felice combinazione di due importanti fattori: da una parte, la cura capillare del vigneto mantenuta attraverso la fitta rete di soci produttori (circa 290) sull’intero territorio, dall’altra la politica dei grandi numeri che consente di mantenere i costi di gestioni bassi. Il tutto si traduce in vini dall’ottimo rapporto qualità/prezzo, come il Pinot Nero, venduto a scaffale a 10,50 €.

La Cantina Produttori di Termeno, che vanta circa 245 ettari vitati, è suddivisa abbastanza equamente tra vitigni a bacca bianca e nera. Nel 90% del vigneto è stato abolito l’uso di diserbanti, mentre 16 ettari sono condotti secondo le dinamiche biologiche.  il Pinot Nero da solo ne occupa circa 19 ha nella zona di Mazzon e Montagna, a 350-450 metri di altitudine, su terreni calcarei di conformazione argillosa e ghiaiosa. L’esposizione delle colline consente un irraggiamento costante delle uve, luminosità che ritroviamo nel vino, limpido, rubino e dall’unghia trasparente.

BLAUBURGUNDER 2012Il colore luminoso è dato proprio da una macerazione in cui giornalmente le vinacce vengono sommerse, per garantire un’ottimale estrazione di sostanze dalle bucce. Ha un naso immediato, netto, di piccoli frutti rossi, con una leggera speziatura di anice stellato, forse a ricordare la fermentazione e l’invecchiamento in barrique e botti grandi, nota che rimane perfettamente integrata e per nulla invadente. Compare poi una rosa canina appena sbocciata e chiude poi su un finale balsamico. Al sorso è abbastanza lungo, la persistenza è data soprattutto dall’abbraccio caloroso dell’alcool (la bottiglia riporta 13%) che smorza e controbilancia una buona freschezza. E’ un vino della gioventù e della semplicità, piacevole e beverino, sicuramente lontano dalle interpretazioni importanti della Borgogna, con cui condivide il tipo di bottiglia ad esclusione della chiusura: il tappo a vetro consente infatti di mantenere integri i profumi, ma è indice i un vino da cui non ci si aspetta una grande longevità. La bocca è pulita alla fine dell’assaggio e si accompagna bene a pranzi o cene in cui non si vuole scomodare una bottiglia impegnativa, anche in abbinamento a primi piatti come lasagne al ragù di carne.

Roma, il 9 aprile 2014
Marta Di Iorio

PINOT NERO

 

 

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